Il tempo è tappeto di fiele
su cui cammino come cristo sulle acque.
*
Da un lembo
sfilaccio la trama all'indietro.
*
Narrano gli Annali
che la mia esistenza si dette necessaria,
come punto di energia che con violenza si generi nello spazio,
al primo crepitare di foglie secche
sotto i passi svelti
di un giovane irrequieto
per i boschi intorno a Marradi.
*
E il mio corpo,
che fosse generato per l'incontro.
*
Da quel momento
è iniziata
la congiura di uteri nella storia,
generazioni di uteri e uteri
che preparassero chi fosse pronta a generare me.
*
E adesso
io stessa sono stanca,
di me,
stanca di stanchezza mortale.
*
Tutta questa tracimante poesia
mi estenua.
Questa notte
che mi vede
insonne di passione.
Ogni giorno che mi vede
partorire cristo,
ogni notte che mi inchioda alle assi di questa detestata croce.
*
Sono madre e figlio insieme,
ed è questa la mia personale
tormenta di fuoco
sulla neve.
*
Non si dà distanza
tra me e la mia parola.
Io sono il verbo,
io sono il mio verbo.
E queste pagine grondano sangue,
i miei visceri sbriciolati
su una grattugia;
cibatevi pure,
sono tartufo che si dona e non conosce ritorno.
Mi scovano,
femmina e umida nella terra,
cani sublimi, ma solo per questo.
*
Questa scrittura
mi stermina e mi confina,
ogni volta
abbatte e ricrea
i confini del mio povero corpo poco amato.
*
E ogni volta
cerco
di arginare o dilatare,
cerco una difesa della mia persona,
che la poesia prepara per la gogna!
in contrasto a chi mi vuole uccidere.
E che
- stanotte vorrei che mi facesse morire -
*
Metto in vendita il demone
che mi ha cacciata da una vita
che io non dovessi compartire
con colui che mi appesta.
*
[Ribollono bubboni che horruisco]
Questo cielo basso mi si è incollato dentro.
Oh! Umidore appiccicoso e lento...
Placenta ruvida in cui mi muovo a stento.
*
Si! (Devo dirlo o dovrò soffocare!).
Alle pendici delle montagne
un'idiota sta sognando di annegare.
La comunicazione è innamoramento.
[Quando morirò
non ci sarà più senso perché tu viva,
e allora morirai per la seconda volta,
io ti ucciderò,
povero amore poveramente amato].
*
Che dolore senza refrigerio d'ombra,
portarsi dietro la parola monca.
Mille anni t'ho atteso, e, nel gelo,
la violenza di un corpo sospeso
tra la polvere di un teatro
e le stelle che invasero il cielo.
[Dino Campana io ti amo]
Ecco che avanzi,
trapunto di
notte nel ventre
mio,
vuotandolo cavo di ossa.
*
L'amore a cui mi forzi
mi vomita via il senno,
è il cristo che partorisco ogni giorno!
io, morbida madonna
dal morboso figlio sverginata adolescente.
*
Mi penetri e mi inchiodi alle lenzuola,
e la tua voce mi urla dentro, crescente,
eppur sei pallido spettro sbiadito!
e ti buca pallida la luce delle stelle...
Cerco
in JacK
quello che voi tutti chiamate “tumore”:
*
Scintille
che mi schizzino cellule impazzite nel corpo
,
La confusione
ludica ed erotica
del piede in dirittura d’arRiVo nel cervello
[e viceversa]
,
Cellule del pancreas
portate da pus e sangue
dentro il cuoRe.
*
E, se respiro,
che l’aria che esalo
mi sputi pezzi d’osso fuor dal naso!
*
[Un tumore che mi salvi
Dalla cassaforte della schizofrenia]
Sono a gambe aperte.
Vedo i giorni della mia vita,
in fila come vagoncini di un treno,
rientrare nel mio grembo.
*
Si!
(Alla faccia di chi dice: "Non mi pento")
Potessi creare un cortocircuito vagina-ano!
Ne cagherei volentieri due o trecento.
[Signori,
sempre preferii la violenza alla transumanza]
*
La mia confusione dei sensi
è anzitutto stabilità grammaticale;
mi piace denudarmi
nel rigore ortografico,
che mi sono scelta in sorte, ortogonale,
duro, svettante, fiero, genitale;
*
e forse perché del divin bovin inganno
non sei l'imago, da me sì ritto vieni conficcato,
o verbo, nel retto d'ignoranza immacolato.
questa nave è un treno
trans-elisabetti-ano
vagoni in dirittura d'arrivo rapida,
a mezzo sputo sanguinolento
dal cavo orale,
sangue di provenienza profonda,
sangue che tira a lucido la superficie,
e questa crepa che si crea,
che mette in improvvisa comunicazione
interno ed esterno,
senza possibilità più di
compost[itich]ezza
e composizione,
ché
- 'fanculo! -
a noi piace la dissoluzione!
*
Nave-treno,
treno in trasmutazione acquatica,
acqua fuori
e i miei umori a inondarla dentro,
elisabetta felice, felice, felice senza tregua,
prepara
"il dolore di domani che è parte della felicità di oggi",
ma tutto,
tutto!,
pur di essere,
come io adesso sono,
lama gelida che affonda nella carne
Ho vissuto come fossi morta,
adesso vivo come fossi immortale.
COMPRENDIMI,
Non cerco stanze, ma soglie,
non cerco viaggi, ma partenze,
non cerco la poesia, ma la pagina vuota!
Io cErco tutTo ciò chE mi sgOmeNta.
Ho sete del terrore
del momento in cui tutto può ancora essere
(sono un’immatura esistenziale
col gusto popolano per il Grand Guignol,
ecco),
lecco
la verginità sul punto di lacerarsi,
amo l’addensarsi di nuvole in cielo,
(quando il sereno e la tempesta
sono ancora entrambi una plausibile promessa);
e il primo contatto della lama con la carne,
quando l’una e l’altra sono integre
ma in convergenza violenta verso lo scambio di senso;
amo la confusione
che non sia velleitaria mescolanza…
Sei un idiota.
Quello che sappiamo è che dovremo morire.
Quello che percepiamo è l’estendibilità all’infinito
della vita, nella proGETtualità futura
o nella rievocazione del ricordo, rimasticata.
Ma sei un idiota.
Non capisci che quello che riempie il ricordo,
- e per adesso te lo fA gustare -
è la cassa di risonanza del desiderio presente
e la ferma de(S)terminazione di confinarlo nel passato,
che ti inFIAMMA.
Ma, cristo!,
PRESTO UNO DI NOI DUE NON CI SARÀ PIÙ!
E all’altro resteranno solo gli occhi per piangere.
Presto il ricordo sarà scheletro di mammut
che tende un telo di plastica;
e se una lacrima scivolerà sulla tua guancia
a sottrarre un osso,
a sottrarti un’immagiNe lontana
mentre ti masturbi piano,
vedrai! - idiota - come si frantuma svelta
l’architettura bella del tuo cuore.
Dino,
questa notte ti ho sognato.
*
Eri di fronte a me. Hai posato una mano sulla mia spalla e mi hai fatta inginocchiare. Poi hai preso un martello e mi hai conficcato un chiodo dritto nel cervello.
*
Con un pas de chat una nuova Elisabetta si è scostata di un passo dal corpo sanguinante della vecchia.
L’abbiamo vista girarci intorno, avanzare lentamente ed entrare in te.
Le tue mani si sono adagiate comodamente nelle tue, il suo piede nel tuo piede, il bacino ha fatto un po’ fatica, il suo naso nel tuo naso, il film lacrimale del suo occhio ha aderito al tuo, il suo cuore ha battuto in sincrono col tuo.
*
Il sangue sulla vecchia Elisabetta, che scendeva in rivoli dalla crepa originaria, si è semplicemente estinto. Smacchiato.
Il cranio si è richiuso all’istante, la pelle grigia è ridiventata rosea, il seno ha ricominciato ad alzarsi e abbassarsi, riempito e svuotato dal respiro.
La vecchia Elisabetta ha preso il martello e se l’è appoggiato sullo sterno. Carne e ossa lo hanno inglobato in un blocco di sangue.
*
Vedi, Dino, io ti dono carne.
Tu sei la mia scortese levatrice.
Tu sei la levatrice che non può aspettare!
Io sono la puerpera la cui placenta si chiama “terrore”.
Nel nitore freddo che si proclama “vita”
- ma che è morte e non si vuole mescolare -
Sii gomma che sfuma i miei contorni
E sarò carta che offre attrito al tuo piacere!